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Crioglobulinemia mista: immunocomplessi, piccoli vasi e possibile associazione con l'epatite C

Gruppo Sadel
6 giorni fa
Tempo di lettura: 2 min
  • Le crioglobuline sono proteine presenti nel sangue che hanno la caratteristica di precipitare a basse temperature e ridisciogliersi quando la temperatura aumenta.

    La semplice presenza di crioglobuline negli esami non equivale necessariamente a una malattia.

    Quando però queste proteine formano immunocomplessi e provocano un'infiammazione dei piccoli vasi può svilupparsi una vasculite crioglobulinemica.

    La crioglobulinemia mista è storicamente e fortemente associata all'infezione cronica da virus dell'epatite C, anche se può comparire in altre malattie autoimmuni o linfoproliferative.

    Come può manifestarsi

    Una delle manifestazioni più caratteristiche è la porpora palpabile, cioè la comparsa soprattutto agli arti inferiori di piccole lesioni rosso-violacee dovute all'infiammazione dei vasi cutanei.

    Possono associarsi stanchezza e dolori articolari.

    La malattia può tuttavia interessare anche organi interni.

    I reni possono sviluppare una forma di glomerulonefrite, mentre il sistema nervoso periferico può essere coinvolto con dolore, formicolio, perdita di sensibilità o debolezza.

    Le linee guida internazionali sull'HCV ricordano proprio che la sindrome crioglobulinemica associata all'epatite C può determinare artralgie, porpora, malattia renale e neuropatia periferica.

    Gli esami richiedono attenzione

    La ricerca delle crioglobuline è tecnicamente delicata perché il campione di sangue deve essere raccolto e gestito correttamente.

    Possono essere valutati inoltre complemento, fattore reumatoide, funzione renale, urine e altri esami immunologici.

    Quando viene identificata una crioglobulinemia mista è fondamentale ricercarne la causa.

    Il test per l'infezione da HCV assume particolare importanza.

  • Il ruolo dell'epatite C

    La disponibilità dei moderni antivirali ad azione diretta ha profondamente modificato il trattamento delle manifestazioni correlate all'HCV.

    Eliminare il virus rappresenta una componente fondamentale della gestione della crioglobulinemia associata all'epatite C.

    Le linee guida HCV aggiornate sottolineano l'importanza del trattamento antivirale nei pazienti con sindrome crioglobulinemica sintomatica o con interessamento d'organo.

    Nelle forme più severe, soprattutto quando sono coinvolti reni, nervi o altri organi, può essere necessario associare terapie dirette a controllare il processo immunologico e la vasculite.

    La strategia viene scelta attraverso la collaborazione tra epatologo, infettivologo, reumatologo, nefrologo e altri specialisti.

    Non tutte le crioglobuline hanno lo stesso significato

    Alcune persone possono presentare crioglobuline senza manifestazioni cliniche importanti.

    Per questo il risultato di laboratorio non va interpretato isolatamente.

    Il vero obiettivo è stabilire se esista una vasculite attiva, quali organi siano interessati e quale sia la causa sottostante.

    Porpora ricorrente alle gambe, neuropatia, dolori articolari e alterazioni renali rappresentano quindi elementi che, soprattutto in una persona con HCV attuale o pregresso, possono suggerire la necessità di un approfondimento.

    La diagnosi corretta permette oggi di intervenire sia sulla causa infettiva sia sulle conseguenze immunologiche della malattia.

 
 
 

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