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Artrite indifferenziata: quando l'infiammazione articolare non ha ancora un nome preciso

Gruppo Sadel
7 ago
Tempo di lettura: 2 min

In alcune persone la visita reumatologica dimostra la presenza di una vera artrite infiammatoria, ma le caratteristiche cliniche e gli esami disponibili non consentono ancora di attribuirla con sicurezza a una malattia specifica.

Si parla in questi casi di artrite indifferenziata.

Non significa che i sintomi siano vaghi o immaginari. Al contrario, può essere presente una sinovite obiettiva, cioè un'infiammazione della membrana articolare con gonfiore, dolore e limitazione del movimento. Semplicemente, il quadro non soddisfa ancora i criteri o le caratteristiche necessarie per essere classificato come artrite reumatoide, artrite psoriasica o altra forma definita.

L'artrite indifferenziata può avere diversi percorsi. In alcuni pazienti l'infiammazione scompare e si raggiunge una remissione stabile; in altri rimane nel tempo senza trasformarsi in una forma definita; in altri ancora evolve progressivamente verso una diagnosi precisa.

Quali elementi vengono valutati

Per il reumatologo è importante stimare il rischio che l'artrite diventi persistente.

Tra gli elementi presi in considerazione figurano il numero di articolazioni gonfie, la durata dei sintomi, gli indici di infiammazione, la presenza del fattore reumatoide o degli anticorpi anti-CCP/ACPA e gli eventuali reperti di imaging.

Le raccomandazioni europee sull'artrite precoce hanno sottolineato proprio l'importanza di valutare questi fattori di rischio nei pazienti con artrite indifferenziata.

Gli anticorpi anti-CCP, ad esempio, possono aumentare il sospetto di una possibile evoluzione verso l'artrite reumatoide, ma nessun singolo dato consente di prevedere con assoluta certezza il futuro della malattia.

Anche ecografia e radiografie possono essere utilizzate per individuare segni di sinovite o danno articolare.

Perché non bisogna semplicemente “aspettare”

Per molti anni si tendeva a osservare l'evoluzione della malattia prima di intervenire. Oggi l'approccio è più attento alla cosiddetta finestra di opportunità terapeutica delle artriti infiammatorie.

Il reumatologo deve bilanciare due esigenze: non sottoporre a terapie inutilmente aggressive pazienti destinati a una remissione spontanea e, nello stesso tempo, non perdere tempo prezioso nei soggetti ad alto rischio di sviluppare un'artrite persistente ed erosiva.

Per questo la strategia viene personalizzata.

In alcuni casi può essere sufficiente un monitoraggio clinico ravvicinato; in altri può essere indicato un trattamento antinfiammatorio o l'introduzione di un farmaco modificante il decorso della malattia.

La diagnosi può essere rivalutata nel tempo. I criteri classificativi dell'artrite reumatoide, infatti, sono stati sviluppati anche per identificare precocemente pazienti con sinovite infiammatoria a rischio di malattia persistente.

Per il paziente è importante comprendere che "indifferenziata" non equivale a "irrilevante".

La persistenza di una o più articolazioni gonfie per settimane, soprattutto in presenza di rigidità mattutina, necessita di una valutazione reumatologica.

Il monitoraggio periodico permette di osservare l'andamento della malattia e modificare tempestivamente l'approccio quando emergono nuovi elementi diagnostici.

 
 
 

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