top of page

Fibromialgia

  • Gruppo Sadel
  • 23 set 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

La fibromialgia è una sindrome cronica caratterizzata da un insieme di sintomi, il principale dei quali è un dolore muscolo-scheletrico diffuso e persistente. A differenza delle malattie infiammatorie o autoimmuni, nella fibromialgia non si riscontrano segni evidenti di infiammazione o danni ai tessuti, e gli esami di laboratorio risultano generalmente nella norma. Eppure il paziente fibromialgico soffre di dolori reali e spesso intensi: si ritiene che all’origine vi sia un’alterazione nel modo in cui il sistema nervoso elabora le sensazioni dolorose, portando a un’ipersensibilità agli stimoli (in pratica, segnali che in una persona sana verrebbero percepiti come lievemente fastidiosi risultano molto dolorosi in chi ha fibromialgia). Questa condizione colpisce prevalentemente le donne in età adulta (tra i 30 e i 50 anni, anche se può manifestarsi a qualunque età). Non è rara: si stima che la fibromialgia interessi circa il 2-4% della popolazione. Spesso impiega tempo a essere riconosciuta, perché i suoi sintomi possono essere confusi con quelli di altre patologie e non esiste un esame specifico per diagnosticarla (la diagnosi è di esclusione).


I sintomi cardine della fibromialgia includono: dolore diffuso in molte sedi del corpo, rigidità muscolare e sensazione di gonfiore non reale alle articolazioni, affaticamento marcato e poca resistenza allo sforzo. Il dolore fibromialgico è spesso descritto come bruciante o trafittivo, e interessa soprattutto i muscoli e i tessuti molli intorno alle articolazioni (tendini, legamenti). Alcune zone sono particolarmente sensibili alla pressione: i cosiddetti “tender points” o punti dolorosi, disseminati ad esempio sul collo, spalle, gomiti, anche, ginocchia. Basta una pressione con il polpastrello su questi punti perché la persona avverta un dolore accentuato. Oltre al dolore e alla stanchezza, la fibromialgia porta con sé una varietà di sintomi “collaterali” che variano da paziente a paziente. Molto comuni sono i disturbi del sonno: chi è affetto da fibromialgia fatica a dormire bene, si sveglia non riposato e può soffrire di insonnia nonostante la stanchezza. Questo aggrava ulteriormente la sensazione di spossatezza durante il giorno. Frequenti sono anche i problemi cognitivi, a volte chiamati “fibro-fog” (nebbia fibromialgica): difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria, lentezza nel trovare le parole. Non di rado si accompagnano ansia e depressione, sia come parte intrinseca della sindrome fibromialgica (alterazioni nei neurotrasmettitori cerebrali legate al dolore cronico possono influire sull’umore) sia come conseguenza psicologica del convivere con un dolore invisibile e spesso invalidante. Altri sintomi riferiti possono essere: mal di testa ricorrenti (emicrania), colon irritabile con dolori addominali e alterazioni dell’alvo, fastidi urinari (cistiti frequenti senza infezione), sensazione di intorpidimento o formicolii alle mani e ai piedi. In pratica, la fibromialgia rappresenta un disturbo della percezione del dolore che però può coinvolgere l’individuo a 360 gradi, corpo e mente.


Una caratteristica frustrante per i pazienti è che, nonostante i sintomi siano molti e reali, le indagini mediche risultano tutte normali. Radiografie, esami del sangue, risonanze magnetiche non mostrano infiammazioni né danni articolari o muscolari evidenti. Per questo, in passato chi soffriva di fibromialgia spesso non veniva creduto o veniva liquidato come stressato o “tutto nella sua testa”. Oggi la condizione è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla comunità medica, ma resta comunque difficile da diagnosticare in quanto i suoi sintomi imitano molte altre malattie. Arrivare alla diagnosi spesso richiede di escludere patologie come l’artrite reumatoide, il lupus, le malattie della tiroide, la sclerosi multipla e altro ancora. Una volta escluse altre cause e identificata la tipica costellazione di sintomi (dolore cronico diffuso da almeno 3 mesi, presente in entrambi i lati del corpo e sia sopra che sotto la vita, più gli altri sintomi associati), il reumatologo può confermare la fibromialgia.


Vivere con la fibromialgia può essere estremamente provante. Anche se non è una malattia degenerativa – non provoca danni permanenti agli organi né deformità – il dolore cronico e la stanchezza costante possono logorare profondamente la qualità di vita di una persona.

Le attività quotidiane più semplici, come fare le pulizie di casa, fare la spesa o stare seduti al computer per qualche ora, possono diventare sfide faticose. Molti pazienti fibromialgici devono ridurre l’orario di lavoro o interromperlo nei periodi peggiori, e l’impatto sulle relazioni sociali e familiari è significativo (uscire con gli amici o giocare con i figli risulta difficile quando si è sempre doloranti e spossati). Inoltre, poiché esternamente la persona può apparire in salute, spesso si scontra con l’incomprensione altrui: questo può contribuire a sentimenti di isolamento, ansia e depressione.


Non esistono esami di laboratorio o strumentali che “certifichino” la fibromialgia, e allo stesso modo non esiste una cura risolutiva definitiva. Tuttavia, è possibile alleviare significativamente i sintomi e condurre una vita soddisfacente con un approccio terapeutico integrato. La gestione della fibromialgia richiede la combinazione di più strategie: trattamenti farmacologici, esercizio fisico mirato e interventi sulla sfera psicologica. Dal punto di vista farmacologico, non esiste un singolo farmaco che elimini il problema, ma diversi principi attivi possono aiutare. Si utilizzano antidolorifici comuni (paracetamolo, nei casi peggiori oppioidi leggeri) e soprattutto farmaci che modulano la percezione del dolore a livello del sistema nervoso centrale. Tra questi, basse dosi di antidepressivi triciclici o inibitori della ricaptazione di serotonina-noradrenalina (come amitriptilina, duloxetina) che hanno mostrato di ridurre il dolore neuropatico e migliorare il sonno. Anche alcuni farmaci anticonvulsivanti (come pregabalin e gabapentin) sono efficaci nell’attenuare i segnali dolorosi abnormi. Possono essere prescritti miorilassanti per alleviare la tensione muscolare e integratori per migliorare la qualità del sonno. È importante sottolineare che questi farmaci non “guariscono” la fibromialgia, ma servono a tenere i sintomi sotto controllo; la loro efficacia varia da persona a persona e spesso si procede per tentativi fino a trovare la combinazione ottimale.


Accanto ai farmaci, l’esercizio fisico regolare è considerato uno dei trattamenti più efficaci per la fibromialgia. Può sembrare paradossale consigliare attività fisica a chi prova dolore muovendosi, ma studi clinici dimostrano che un esercizio aerobico moderato e costante (come camminare, nuotare, andare in bicicletta o fare ginnastica dolce) aiuta a ridurre il dolore e la rigidità nel lungo termine, oltre a migliorare l’umore e il senso di benessere. Anche esercizi di stretching e discipline come yoga o tai chi possono giovare, perché uniscono movimenti dolci a tecniche di rilassamento. All’inizio il paziente fibromialgico fatica a fare esercizio perché il dolore aumenta, ma con un programma graduale, seguito magari da un fisioterapista, si ottengono miglioramenti significativi. Tecniche di rilassamento e interventi psicologici completano la terapia: imparare tecniche di respirazione, mindfulness o seguire una terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a gestire lo stress e l’ansia che spesso alimentano il circolo vizioso del dolore. Per alcune persone è utile partecipare a gruppi di supporto con altri pazienti fibromialgici, per condividere esperienze e consigli e sentirsi compresi. Infine, uno stile di vita sano – alimentazione equilibrata, evitare alcol e eccesso di caffeina, avere orari regolari di sonno – può contribuire a migliorare lo stato generale e ridurre l’impatto dei sintomi.


In sintesi, la fibromialgia è una condizione reale e invalidante, ma non progressiva né pericolosa per la vita. Pur dovendo accettare la presenza di un dolore cronico, chi ne soffre può imparare a conviverci e ridurne l’impatto con le giuste terapie. Anche se non c’è una cura “magica”, l’approccio combinato medico-fisico-psicologico permette nella maggior parte dei casi di ottenere un controllo soddisfacente dei sintomi. Con il supporto di specialisti (reumatologo, fisiatra, psicologo) e una buona dose di pazienza e determinazione, la persona fibromialgica può gradualmente riprendere in mano la propria vita. Alcuni pazienti arrivano col tempo a stare quasi completamente bene, specialmente se i fattori di stress scatenanti diminuiscono: esistono infatti casi di remissione spontanea dei sintomi quando si riesce a rompere il circolo dolore-insonnia-ansia. Anche se ciò non avviene per tutti, c’è sempre la speranza e l’obiettivo di migliorare la qualità della vita fino a far sì che la fibromialgia diventi solo una presenza di sottofondo, gestibile e compatibile con una vita attiva e appagante.

 
 
 

Commenti


  • Facebook
  • Instagram

©2021 Madonna dello Scoglio.

P. iva 03328980796 Sede Operativa Via Naxos Snc - Loc. Sanna Sannello 88900 Crotone

Sede Legale Via Salvatore Baffa 246 cotronei 88836 Kr

Creato da Boomsight S.r.l.

bottom of page