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Gastrite e reflusso gastroesofageo

  • Gruppo Sadel
  • 28 lug 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Gastrite e reflusso gastroesofageo sono due disturbi digestivi molto comuni che spesso si presentano insieme o vengono confusi, perché entrambi possono causare bruciore e dolore allo stomaco o al petto. La gastrite è un’infiammazione della mucosa dello stomaco, mentre il reflusso gastroesofageo (o GERD) è la risalita di acido dallo stomaco verso l’esofago, causando il tipico bruciore retrosternale (pirosi). Si tratta di condizioni fastidiose ma generalmente benigne, che raramente portano a complicanze se gestite correttamente. Il loro impatto è principalmente sulla qualità di vita, a causa di sintomi come dolore, bruciore, cattiva digestione. In questa sezione spiegheremo cosa sono gastrite e reflusso, perché compaiono, come distinguerli e – soprattutto – come alleviare i sintomi e prevenire le ricadute con una combinazione di alimentazione appropriata, abitudini corrette e farmaci all’occorrenza. L’approccio sarà rassicurante: con piccoli accorgimenti e terapie mirate si può tornare a digerire bene e a dormire sonni tranquilli anche con gastrite o reflusso.



Gastrite (infiammazione dello stomaco): La gastrite può essere acuta (insorge all’improvviso, ad esempio dopo un abuso di alcol o farmaci, o un’infezione alimentare) oppure cronica (più lieve ma persistente nel tempo).. Le cause principali includono: l’infezione da Helicobacter pylori (un batterio molto comune che colonizza lo stomaco e può provocare infiammazione e ulcerazioni) – è la causa numero uno di gastrite cronica e ulcera peptica; l’uso prolungato di farmaci FANS (antinfiammatori come ibuprofene, aspirina, diclofenac) che irritano la mucosa gastrica; il consumo eccessivo di alcol; il fumo; e situazioni di stress fisico estremo (ad esempio ricoveri in terapia intensiva) che possono indurre gastrite acuta da stress. Ci sono anche forme autoimmuni (gastrite autoimmune) più rare e gastriti da reflusso biliare (quando la bile refluisce nello stomaco). I sintomi tipici della gastrite comprendono: dolore o bruciore nella parte alta dell’addome (in sede epigastrica, la “bocca dello stomaco”), spesso descritto come pirosi o crampo; cattiva digestione (dispepsia), con senso di pienezza precoce anche mangiando poco; nausea e a volte vomito (soprattutto nelle gastriti acute); diminuzione dell’appetito. In alcuni casi può esserci gonfiore addominale e eruttazioni frequenti. Le gastriti croniche possono essere asintomatiche o dare sintomi molto sfumati (digestione lenta, fastidio vago post-prandiale). Se la gastrite causa erosioni, può verificarsi sanguinamento gastrico, che si manifesta con vomito scuro (possumiglia a fondi di caffè) o feci nere (melena) – in tal caso bisogna rivolgersi subito al medico.


Diagnosi

Il metodo principe per diagnosticare la gastrite è la gastroscopia (EGDS)con eventuali biopsie: l’endoscopio permette di vedere arrossamento, erosioni o altre alterazioni della mucosa e contestualmente testare l’Helicobacter pylori (tramite biopsia o test rapido all’ureasi). Tuttavia, se i sintomi sono lievi e rispondono alla terapia, spesso il medico tratta empiricamente senza endoscopia (soprattutto nei pazienti giovani senza segnali d’allarme). È sempre importante, in presenza di sintomi gastrici, valutare con il medico eventuali esami del sangue per verificare l’anemia o la funzionalità epatica, e le “red flags” che rendono necessaria la gastroscopia (anemia, perdita di peso, vomito persistente, familiarità per tumori GI, feci nere, ecc.).


Gestione di gastrite e reflusso


Fortunatamente, le misure per alleviare gastrite e reflusso si sovrappongono in parte, perché in entrambi i casi lo scopo è ridurre l’acidità e gli irritanti. Ecco alcuni consigli pratici: Alimentazione corretta:evitare pasti troppo abbondanti e grassi, che rallentano lo svuotamento gastrico e favoriscono il reflusso. Meglio fare pasti piccoli e più frequenti. Masticare bene e lentamente aiuta. Identificare i cibi che scatenano i sintomi: piccanti, caffè, cioccolato, menta, agrumi, bibite gassate, fritti, alcolici spesso peggiorano il bruciore – conviene limitarli. Nel reflusso, la sera cenare almeno 2-3 ore prima di coricarsi e non sdraiarsi subito dopo mangiato. Stile di vita: se si è in sovrappeso, dimagrire riduce molto il reflusso (il grasso addominale aumenta la pressione sullo stomaco). Non indossare abiti o cinture troppo stretti in vita. Non fumare: il fumo accentua sia gastrite (stimola secrezione acida, riduce afflusso sanguigno alla mucosa) sia reflusso (rilassa lo sfintere esofageo). Gestire lo stress: tensione e stress possono aumentare la secrezione acida e peggiorare i sintomi di gastrite funzionale, quindi tecniche di rilassamento, yoga o anche un po’ di attività fisica aerobica possono aiutare. Rimedi casalinghi: per la gastrite un rimedio temporaneo può essere bere bevande tiepide non acide (camomilla, latte parzialmente scremato tiepido) che tamponano l’acidità; per il reflusso al bisogno, masticare una gomma senza zucchero dopo i pasti stimola la saliva alcalina e riduce il bruciore. Terapia farmacologica: sia gastrite che reflusso spesso richiedono farmaci per un certo periodo. I principali sono gli inibitori di pompa protonica (IPP) come omeprazolo, pantoprazolo ecc., che bloccano la produzione di acido nello stomaco: sono molto efficaci nel far guarire la gastrite e nel ridurre drasticamente i sintomi da reflusso. Il medico li prescriverà alla dose e per la durata appropriata (ad esempio, 4-8 settimane per una gastrite erosiva; terapie anche molto prolungate se necessario per il reflusso cronico severo). Un’altra classe sono gli H2-antagonisti (ranitidina, famotidina), oggi meno usati degli IPP ma ancora utili in alcuni casi o per la terapia “al bisogno”. Per sintomi occasionali, vanno bene gli antiacidi da banco (sali di magnesio/alginato, oppure compresse di carbonato di calcio) che neutralizzano l’acido o formano una barriera meccanica: alleviano rapidamente il bruciore ma l’effetto è di breve durata. Nella gastrite da Helicobacter pylori, la cura eradicante con antibiotici + IPP è risolutiva: in 10-14 giorni si elimina il batterio e la gastrite guarisce nella maggior parte dei casi. In caso di reflusso con tanta componente di rigurgito acido, molto utile è l’alginato di sodio, un gel derivato dalle alghe che forma una zattera sulla superficie gastrica, impedendo all’acido di risalire (es. combinazioni di alginato e bicarbonato). Se sono presenti disturbi della motilità (es. lentezza di digestione, sensazione di pienezza) possono aiutare i procinetici come il domperidone o il levosulpiride, che accelerano lo svuotamento gastrico. Talvolta si usano antispastici se c’è componente spastica (più per la dispepsia funzionale che per gastrite/reflusso in sé). Nei casi severi di reflusso che non rispondono ai farmaci e compromettono la vita quotidiana, si può valutare la chirurgia antireflusso (fundoplicatio secondo Nissen o procedure analoghe), che ristabilisce una barriera anti-reflusso, ma è indicata solo in una minoranza di pazienti e va discussa con lo specialista. In generale, però, gran parte di gastriti e reflux si controllano con farmaci orali e modifiche dello stile di vita, senza necessità di interventi invasivi.


Ascoltate il vostro stomaco! Gastrite e reflusso spesso ci danno segnali su cosa li peggiora: fate caso se certi cibi o abitudini scatenano i sintomi e cercate di regolarvi di conseguenza. Tenere magari un diario alimentare per qualche settimana può essere illuminante. Non abusate di farmaci antinfiammatori: se avete mal di testa o dolori e soffrite di gastrite, meglio ricorrere al paracetamolo piuttosto che all’ibuprofene, quando possibile. Imparate qualche accorgimento notturno per il reflusso: ad esempio dormire con la testata del letto leggermente sollevata (10-15 cm) mettendo dei rialzi sotto i piedi del letto o un cuscino a cuneo, può ridurre i reflussi notturni. Evitate di indossare cinture strette soprattutto dopo i pasti. Non trascurate i sintomi pensando “passerà”: se bruciore e dolore persistono per settimane, meglio fare una visita medica per valutare terapia e accertamenti. Molto spesso, con una cura di uno-due mesi di IPP, associata alla dieta giusta, gastriti e esofagiti guariscono e potete poi sospendere i farmaci (seguendo le indicazioni del medico). Infine, una volta risolti i sintomi, cercate di mantenere le buone abitudini imparate: per esempio, se avete scoperto che un frutto acerbo a fine pasto vi causa bruciore, potete continuare a evitarlo; se mangiare più lentamente vi ha fatto bene, fatelo diventare uno stile di vita. La digestione serena è possibile per la stragrande maggioranza delle persone con gastrite o reflusso: bastano consapevolezza, un po’ di disciplina a tavola e l’aiuto dei farmaci giusti quando servono. In questo modo stomaco ed esofago vi ringrazieranno e tornerete a godervi i pasti senza sofferenze né paure.

 
 
 

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