Inquinamento e malattie respiratorie
- Gruppo Sadel
- 24 lug
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L’aria che respiriamo ha un’enorme influenza sulla nostra salute respiratoria. L’inquinamento atmosferico, in particolare nelle città e nelle zone industriali, è un fattore di rischio riconosciuto per una serie di malattie respiratorie: dall’asma bronchiale, alle bronchiti croniche, alla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), fino al cancro del polmone. Secondo l’OMS, quasi tutta la popolazione urbana mondiale respira aria con livelli di inquinanti oltre i limiti di sicurezza. In Europa, l’inquinamento dell’aria è considerato una delle cause ambientali maggiori di morte prematuraairc.it. Sostanze come il particolato fine (PM₁₀, PM₂.₅), il biossido di azoto (NO₂) e l’ozono (O₃) possono danneggiare i nostri polmoni se inalate a lungo. In Italia, complici traffico, riscaldamento e condizioni geografiche sfavorevoli (come la Pianura Padana poco ventilata), abbiamo concentrazioni spesso elevate di questi inquinanti e ne paghiamo i costi in termini di salute. Comprendere il legame tra inquinamento e malattie respiratorie è fondamentale per promuovere politiche di aria pulita e per adottare misure protettive individuali.
Principali inquinanti atmosferici nocivi: Tra gli inquinanti più rilevanti per le vie respiratorie troviamo le polveri sottili(Particulate Matter). Il PM₂.₅ (diametro ≤2,5 micron) e il PM₁₀ (≤10 micron) possono penetrare nelle vie aeree: il PM₁₀ si deposita nelle vie bronchiali superiori, mentre il PM₂.₅ raggiunge gli alveoli polmonari ed entra persino nel circolo sanguigno. Queste particelle microscopiche provengono principalmente da combustione (scarichi di veicoli, centrali termiche, industrie, fumi di legna) e contengono una miscela di solfati, nitrati, carbonio, metalli pesanti e altre sostanze tossiche. In Italia, soprattutto nel Nord, le concentrazioni di particolato superano spesso i limiti OMS.

Effetti sulla salute respiratoria: L’inquinamento atmosferico agisce sulle vie respiratorie in due modi principali: effetti acuti (immediati) ed effetti cronici (a lungo termine). Nell’immediato, picchi di inquinanti possono scatenare sintomi come irritazione di naso e gola, tosse, respiro corto, attacchi d’asma nei soggetti asmatici e riacutizzazioni di BPCO nei bronchitici. Ad esempio, giornate con elevato PM o NO₂ correlano con aumento degli accessi al pronto soccorso per crisi asmatiche o bronchitiche e con un incremento di mortalità giornaliera, specie tra anziani e cardiopatici. Il particolato e l’ozono causano infiammazione nell’albero bronchiale: chi soffre di asma può avere più bronchospasmo e necessita di più broncodilatatori. A livelli estremi (come durante un incendio con fumo denso), l’inalazione può causare bronchiti acute anche in persone sane. Nel lungo termine, l’esposizione costante a aria inquinata porta a un declino accelerato della funzione polmonare e all’insorgenza di malattie croniche. Studi di coorte mostrano che bambini cresciuti in ambienti inquinati sviluppano polmoni con capacità inferiore e maggiore rischio di asma. Gli adulti esposti per anni a PM₂.₅ e NO₂ presentano tassi più alti di BPCO e peggioramenti di malattie preesistenti. L’OMS ha classificato l’inquinamento atmosferico esterno come carcinogeno certo per l’uomo (Gruppo 1): in particolare, il cancro del polmone è associato all’esposizione prolungata a particolato fine. Si stima che in Italia circa il 10% dei tumori polmonari sia attribuibile all’inquinamento dell’aria, specialmente al PM₂.₅ e agli IPA. Inoltre, l’inquinamento può contribuire a tumori di vescica e altri organi, ma per il polmone la relazione è più diretta (le particelle depositate negli alveoli causano stress ossidativo e danni al DNA delle cellule epiteliali polmonari). Oltre ai tumori, c’è il tema delle malattie allergiche: l’inquinamento funge da “adiuvante” per pollini e allergeni, aggravando la risposta immunitaria. Il PM si lega ai granuli pollinici e può aumentarne la penetrazione nelle vie aeree profonde, rendendo le allergie più severe. Non a caso, le città con aria peggiore vedono asma allergico e riniti più accentuati.
Inquinamento indoor: Non dimentichiamo che l’inquinamento non è solo esterno. In ambienti interni possiamo avere alte concentrazioni di inquinanti: ad esempio, il fumo di sigaretta (principale inquinante indoor, responsabile di malattie respiratorie anche nei non fumatori esposti passivamente), i fumi di cottura (specialmente in case con scarsa aerazione – meno rilevante in Italia, ma nei paesi in via di sviluppo cucinare con legna o carbone in stanze chiuse causa BPCO in molte donne), composti organici volatili rilasciati da solventi, vernici e prodotti chimici domestici, radon (gas radioattivo naturale, può accumularsi in abitazioni poco ventilate, è la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo). L’inquinamento indoor può aggravare asma e allergie (per esempio, l’uso eccessivo di spray chimici per pulizia, deodoranti, ecc. irrita le vie aeree). Chi passa molto tempo in ambienti chiusi con scarsa qualità dell’aria (uffici poco areati, case con muffe) può sviluppare la cosiddetta “sindrome dell’edificio malato” con sintomi respiratori e oculari cronici.
Prevenzione e miglioramento della qualità dell’aria: Ridurre l’impatto dell’inquinamento sull’apparato respiratorio richiede interventi a diversi livelli. Sul piano politico e strutturale, bisogna ridurre le emissioni inquinanti: promuovere trasporti pubblici e mobilità elettrica o attiva (bici, piedi) in città per abbattere traffico e relative emissioni; limitare il riscaldamento a biomassa (stufe a legna, pellet) nelle zone critiche; introdurre filtri e tecnologie pulite nelle industrie; spingere verso energie rinnovabili al posto di combustibili fossili (ogni caldaia a gasolio in meno significa meno PM nell’aria).
Anche incrementare il verde urbano aiuta: gli alberi filtrano parte del particolato e producono ossigeno, oltre a mitigare il microclima. A livello individuale, chi ha malattie respiratorie dovrebbe seguire attentamente i bollettini di qualità dell’aria e adottare precauzioni: ad esempio, un asmatico nei giorni di forte inquinamento potrebbe anticipare l’uso dei broncodilatatori o evitare di esporsi all’aperto nelle ore di traffico di punta. L’uso di mascherine filtranti (FFP2) può proteggere in alcune situazioni (come spostarsi in bici in una strada molto trafficata). All’interno delle case, è bene non fumare (mai, per tanti motivi, ma anche perché il fumo passivo causa irritazioni e infezioni respiratorie ai conviventi) e arieggiare regolarmente gli ambienti. Chi cucina, usi la cappa aspirante; attenzione ai sistemi di riscaldamento a combustione (far controllare canne fumarie, evitare stufe inefficienti). Se presente umidità e muffa sui muri, va bonificata perché le spore fungine possono provocare bronchiti allergiche. Per ridurre gli allergeni interni (acari della polvere, peli di animali), utile la pulizia frequente e mantenere la casa ventilata. Chi vive in zone ad alto radon (alcune aree granitiche ad esempio) deve controllare i livelli in casa e, se alti, adottare misure di mitigazione (arieggiamento intercapedini, etc.).
Risultati attesi: Un’aria più pulita porterebbe benefici enormi: l’OMS stima che dimezzare l’inquinamento atmosferico potrebbe ridurre drasticamente incidenze di asma infantile, riacutizzazioni di BPCO e i casi di tumore polmonare correlati. Ad esempio, con gli standard attuali si attribuiscono a polveri e NO₂ in Italia decine di migliaia di bronchiti croniche all’anno. Anche le spese sanitarie calerebbero: meno ricoveri per riacutizzazione di bronchite significano notevoli risparmi. Un aspetto sottolineato dall’OMS Europa è che l’inquinamento impatta soprattutto le fasce deboli(bambini, anziani, persone a basso reddito che magari vivono in quartieri trafficati o vicino a impianti inquinanti). Ridurlo quindi è un’azione di equità sociale.
Respirare è vita, e garantire aria pulita è un dovere nei confronti della salute di tutti. Ognuno di noi può dare il proprio contributo: scegliere quando possibile mezzi di trasporto non inquinanti, sostenere politiche green, evitare comportamenti che peggiorano l’aria (come bruciare rifiuti o sfalci vegetali in modo incontrollato, pratica ancora diffusa in alcune zone). Chi soffre di malattie respiratorie tenga un diario ambientale: notare se i sintomi peggiorano in certi giorni può aiutare a collegarli ai livelli di smog e quindi a prendere precauzioni. Importante è anche spingere per una maggiore consapevolezza pubblica: ad esempio, molti genitori portano i bambini a scuola in auto creando ingorghi e fumi proprio davanti agli istituti, non rendendosi conto di esporre i figli e tutti i piccoli a concentrazioni elevate. Iniziative come i “pedibus” (andare a scuola a piedi in gruppo) o le zone scolastiche chiuse al traffico all’entrata/uscita possono migliorare significativamente la situazione, riducendo l’esposizione dei bambini al PM₂.₅ nei momenti critici. Anche i medici di famiglia e i pediatri dovrebbero parlare ai pazienti degli effetti dell’aria sulla salute: consigliare un genitore di un bimbo asmatico a evitare di passeggiare lungo strade trafficate nelle ore di punta, per esempio, è una piccola ma utile raccomandazione. In definitiva, l’aria pulita è un bene comune tanto quanto l’acqua: dobbiamo tutelarla con scelte individuali e collettive. Come evidenziato dai dati, ridurre l’inquinamento salverebbe migliaia di vite e migliorerebbe la qualità di vita di moltissime persone.
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