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Sindrome di Sjögren: molto più di secchezza degli occhi e della bocca

Gruppo Sadel
29 ago
Tempo di lettura: 2 min

La malattia di Sjögren è una condizione autoimmune cronica nella quale il sistema immunitario interessa soprattutto le ghiandole che producono lacrime e saliva.

Per questo i sintomi più conosciuti sono secchezza oculare e secchezza della bocca.

La sensazione agli occhi viene spesso descritta come sabbia o corpo estraneo, accompagnata da bruciore e arrossamento.

La riduzione della saliva può invece rendere difficile parlare a lungo, mangiare alimenti secchi o deglutire senza bere.

Ma ridurre Sjögren a una semplice “sindrome della secchezza” è inesatto.

In alcuni pazienti la malattia può interessare articolazioni, muscoli, pelle, polmoni, reni, apparato gastrointestinale e sistema nervoso. Stanchezza persistente e dolore sono inoltre sintomi molto frequenti.

Perché la saliva è importante

La saliva protegge denti e mucose.

Quando la sua produzione diminuisce aumenta il rischio di carie, infezioni del cavo orale e problemi gengivali.

Per questo i controlli odontoiatrici regolari sono una vera componente della gestione della malattia e non un aspetto secondario.

Anche gli occhi necessitano di monitoraggio, perché una secchezza importante può danneggiare la superficie corneale.

Come si arriva alla diagnosi

Non esiste un singolo test sufficiente.

Il reumatologo valuta i sintomi e può richiedere esami per misurare la produzione di lacrime e saliva.

Tra gli autoanticorpi maggiormente associati alla malattia vi sono anti-Ro/SSA e, in alcuni pazienti, anti-La/SSB.

È importante sottolineare che la presenza di un autoanticorpo non equivale automaticamente a una diagnosi e che, al contrario, alcuni pazienti con Sjögren possono non presentare i classici anticorpi.

In situazioni selezionate può essere eseguita una biopsia delle ghiandole salivari minori.

Trattare la manifestazione presente

La terapia dipende dal quadro clinico.

Lacrime artificiali e altre terapie locali possono essere utilizzate per gli occhi, mentre sostituti salivari o farmaci capaci di stimolare la secrezione vengono valutati per la bocca.

Quando la malattia interessa articolazioni o organi interni possono essere necessarie terapie immunomodulanti o immunosoppressive. Le raccomandazioni EULAR distinguono proprio gli interventi locali per la secchezza dalle terapie sistemiche riservate alle manifestazioni d'organo.

Un altro aspetto da conoscere è che le persone con Sjögren presentano un rischio aumentato, seppure complessivamente basso in termini assoluti, di sviluppare alcune malattie linfoproliferative, tra cui determinati linfomi.

Questo non deve generare allarmismo, ma spiega perché gonfiore persistente delle ghiandole salivari, linfonodi aumentati di volume o altri cambiamenti clinici devono essere segnalati al medico.

La gestione richiede spesso la collaborazione tra reumatologo, oculista e odontoiatra, oltre agli specialisti degli organi eventualmente coinvolti.

Riconoscere Sjögren significa quindi guardare oltre la secchezza.

L'obiettivo è proteggere occhi e bocca, controllare dolore e stanchezza e individuare tempestivamente eventuali manifestazioni sistemiche.

 
 
 

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